Una bambina chiamata Africa

Mentre riflettevo sulle mie mini classi di montagna, analizzando vantaggi e svantaggi  nel creare “apprendimento” in contesti così piccoli, mi è venuto alla mente il titolo di un romanzo suggeritomi lo scorso anno da una collega-tutor, durante il corso di specializzazione: “Una bambina chiamata Africa”. Come al solito, nonostante le news un po’ allarmanti che provengono dalla Pubblica Istruzione e dai suoi giostrai, (piano di assunzioni – concorso – non reiterazione contratti a tempo – abilitati di serie A e di serie B) ero in cerca di nuova linfa.  Se è pur vero che con pochi alunni appare più semplice creare un’atmosfera serena e favorevole in classe oppure adottare forme di sperimentazione, è altrettanto probabile, soprattutto quando il numero è davvero esiguo, il rischio che si creino dinamiche sociali controproducenti. Queste sono dovute ai limiti fisiologici insiti nei piccoli centri abitati, causati da una carenza di scambi con l’esterno. Allora, quale migliore terapia se non la lettura di un buon romanzo che possa lenire le ferite d’animo e coadiuvare l’insegnante nel provare a rinsaldare quei legami altalenanti, scricchiolanti per l’usura e la logorante monotonia? Così, durante l’ora di narrativa, ci lasciamo cullare dalla piacevole scrittura di Alberto Melis, sognando un’Africa selvaggia, affascinante e nel contempo, dilaniata da guerre e ingiustizie. Robin, il nostro protagonista, parte per un lungo e avventuroso viaggio alla ricerca del padre, operatore di  Medici Senza Frontiere stabilitosi in Sierra Leone per assistere le popolazioni locali. Giunto in terra africana, conosce Sia, una bambina soldato.

A questo punto del romanzo, iniziano le prime incalzanti domande all’insegnante sui bambini – soldato e compaiono i primi volti perplessi, angosciati forse. Ispirata dai meccanismi della classe capovolta,

imagesnon anticipo la questione ma preparo pochi esemplici materiali con Blendspace e invio il link ai ragazzi.

Questi, a casa, vengono invitati ad analizzare articoli e immagini selezionati dall’insegnante e a rispondere alle domande di approfondimento. Il giorno dopo, a scuola raccolgo impressioni, chiarisco e facciamo il punto della situazione. Ancora una volta, un’attività classica come la lettura del libro di narrativa necessita di un’integrazione tecnologica sia nei metodi che negli strumenti da utilizzare.

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