Raccontare con le app.

 

Nella mia didattica cerco continuamente idee innovative per stimolare le alunne e gli alunni a scrivere, creare, fantasticare, produrre divertendosi. Non è sempre facile,  soprattutto in riferimento alla realizzazione dell’inclusione scolastica nonché alla scelta di metodologie e strumenti adeguati. La scrittura, a mano o al pc, attiva la simultaneità di diversi processi mentali, se pur differenti a seconda della modalità operativa scelta: se da un lato sembra vero che un abuso delle tecnologie possa contribuire alla perdita di alcune abilità (“Penna addio, allarme scrittura tra i banchi” da Il Messaggero – 3/02/2014) dall’altro è pur vero che, qualora vengano utilizzate criticamente, favoriscono la motivazione negli studenti e permettono di svolgere alcune attività altrimenti realizzabili in tempi molto lunghi. Ne è un esempio la selezione e l’associazione di immagini per raccontare e commentare storie o la stessa realizzazione di un e-book. Inoltre l’uso di alcune applicazioni, avvicina gli studenti a nuove forme espressive come il fumetto, attivando nel contempo anche competenze più propriamente digitali di fruizione attiva e non passiva delle tecnologie, nonché un uso responsabile delle stesse, come suggerisce Simone Giusti in “Didattica della letteratura 2.0” – Carocci editore:

“La scuola intesa come istituzione,  e anche il singolo insegnante, sia in quanto professionista dell’educazione, sia come figura adulta di riferimento, sono sollecitati non tanto a “digitalizzarsi”, ovvero a lasciarsi colonizzare dai media digitali, quanto piuttosto a prevenire fenomeni di disagio e a favorire, con strumenti propriamente educativi, un uso consapevole delle tecnologie, digitali e non solo.” 

Così, cercando di districarmi in un B.Y.O.D. quasi inclusivo, durante il percorso sul genere horror, decido  di proporre ai ragazzi la produzione libera dei propri testi (carta e penna, tablet, pc o smartphone) e suggerisco, per chi voglia sperimentare, l’utilizzo di queste app per:

come il finale racconto horror di L&S “Il mostriciattolo” di cui riporto qui un esempio:

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Entrambe le applicazioni sono gratuite: è sufficiente registrarsi come teacher e inserire i dati della propria classe di riferimento. A questa viene poi associato un codice che ogni alunno dovrà inserire all’atto della registrazione come student. Si ha a disposizione un pannello di controllo attraverso cui monitorare costantemente l’andamento dei lavori prodotti dagli studenti, condividere riflessioni e osservazioni, partecipare e invitare collaboratori, comunicare brevi messaggi e suggerimenti, assegnare badge e riconoscimenti ed infine pubblicare le storie. Buon lavoro a chi ha voglia di alternare, sperimentare, motivare.

 

 

 

 

Coding in Valseriana

Nella settimana dal 10 al 18 ottobre le classi prime e terze della Scuola Secondaria di Castione e Rovetta, guidate dalle insegnanti Sonia Meloni e Lara Stalliviere e la III D della Secondaria di I grado di Clusone, coordinata dal prof. Simone Pili, hanno preso parte alla CodeWeek Europea. Lo scopo era quello di avvicinare i ragazzi al pensiero computazionale e quindi al linguaggio della programmazione, in modo tale da avviare quelle competenze digitali richieste alla fine del loro ciclo di studi nella scuola Secondaria di Primo Grado. Dopo aver visto un video informativo sul pensiero computazionale e aver aperto una breve discussione in classe, si sono cimentati nel coding attraverso la piattaforma messa a disposizione lo scorso anno dal MIUR www. code.org e completando i 20 step dell’app “Programma con Anna e Elsa” . Alunni ed insegnanti, si sono così avvicinati al coding divertendosi e sperimentando attivamente l’attività di programmazione. I più motiva20151015_114806ti hanno raggiunto anche i livelli successivi, provando  a costruire “in piccolo” dei videogiochi. “Il coding è il linguaggio delle cose” recita Alessandro Bogliolo, ambassador italiano dell’evento, nel video di presentazione della Settimana Europea del Coding: per questo è fondamentale che i nostri alunni si accostino a questo codice di comunicazione, che sta alla base di moltissimi oggetti e contesti che ci circondano, di cui ci serviamo quotidianamente. Inoltre, tra le competenze chiave da sviluppare al termine della Scuola secondaria, quella digitale è una delle più importanti, richiesta a livello europeo e presente nelle Indicazioni Ministeriali per il Curriculum già dal 2012. Innovare la didattica e nel contempo fornire ai nostri studenti nuove opportunità di apprendimento, è doveroso! E poi, “programmare è forte”!

Lara Stalliviere e Sonia Meloni

Prezi nella didattica: Imparare ad insegnare! :-)

I ragazzi della III C si stanno cimentando nella presentazione degli ambienti geografici ai propri compagni: obiettivo del progetto è tenere una vera e propria lezione alla classe, con l’uso delle TIC naturalmente! Passaggi attività didattica in sintesi:

  • Vagliare materiali cartacei e multimediali e selezionare le informazioni relative all’ambiente geografico assegnato
  • Scegliere uno Stato inserito nella regione geografica studiata
  • Preparare una Prezi da esporre alla classe
  • I compagni prendono appunti, fanno domande e valutano esposizione e prodotto multimediale.

PREZI “I DESERTI E L’EGITTO” (GRUPPO Lisa&Cristina) deserto1

MAPPA MINDOMO SU FORESTA PLUVIALE E PREZI “il BRASILE ” (GRUPPO Antonia&Thomas) 

PREZI “OCEANI E LA CALIFORNIA” (GRUPPO Davide & Chiara) 

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PREZI “LA SAVANA E LO ZIMBABWE” (GRUPPO Alessia&Enrico)

PREZI “LE REGIONI MONSONICHE E l’INDIA (Gruppo Erica&Sem)

Una bambina chiamata Africa

Mentre riflettevo sulle mie mini classi di montagna, analizzando vantaggi e svantaggi  nel creare “apprendimento” in contesti così piccoli, mi è venuto alla mente il titolo di un romanzo suggeritomi lo scorso anno da una collega-tutor, durante il corso di specializzazione: “Una bambina chiamata Africa”. Come al solito, nonostante le news un po’ allarmanti che provengono dalla Pubblica Istruzione e dai suoi giostrai, (piano di assunzioni – concorso – non reiterazione contratti a tempo – abilitati di serie A e di serie B) ero in cerca di nuova linfa.  Se è pur vero che con pochi alunni appare più semplice creare un’atmosfera serena e favorevole in classe oppure adottare forme di sperimentazione, è altrettanto probabile, soprattutto quando il numero è davvero esiguo, il rischio che si creino dinamiche sociali controproducenti. Queste sono dovute ai limiti fisiologici insiti nei piccoli centri abitati, causati da una carenza di scambi con l’esterno. Allora, quale migliore terapia se non la lettura di un buon romanzo che possa lenire le ferite d’animo e coadiuvare l’insegnante nel provare a rinsaldare quei legami altalenanti, scricchiolanti per l’usura e la logorante monotonia? Così, durante l’ora di narrativa, ci lasciamo cullare dalla piacevole scrittura di Alberto Melis, sognando un’Africa selvaggia, affascinante e nel contempo, dilaniata da guerre e ingiustizie. Robin, il nostro protagonista, parte per un lungo e avventuroso viaggio alla ricerca del padre, operatore di  Medici Senza Frontiere stabilitosi in Sierra Leone per assistere le popolazioni locali. Giunto in terra africana, conosce Sia, una bambina soldato.

A questo punto del romanzo, iniziano le prime incalzanti domande all’insegnante sui bambini – soldato e compaiono i primi volti perplessi, angosciati forse. Ispirata dai meccanismi della classe capovolta,

imagesnon anticipo la questione ma preparo pochi esemplici materiali con Blendspace e invio il link ai ragazzi.

Questi, a casa, vengono invitati ad analizzare articoli e immagini selezionati dall’insegnante e a rispondere alle domande di approfondimento. Il giorno dopo, a scuola raccolgo impressioni, chiarisco e facciamo il punto della situazione. Ancora una volta, un’attività classica come la lettura del libro di narrativa necessita di un’integrazione tecnologica sia nei metodi che negli strumenti da utilizzare.